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10/05/2013
Food Allergy Italia fa parte del Comitato delle Organizzazioni di Pazienti della European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI - associazione di specialisti e ricercatori, dedicata al miglioramento della salute delle persone soggette a disturbi allergici) che ha promosso un sondaggio mondiale sul punto di vista del consumatore sulle soglie di tolleranza agli allergeni.

La nostra associazione sta collaborando a questo sondaggio per raccogliere informazioni sulla conoscenza che la popolazione italiana ha dei livelli di soglia di tolleranza agli alimenti allergenici (ossia la più piccola quantità di allergene che provoca una reazione allergica) e per conoscere l’opinione delle persone sull’argomento.

A chi è interessato all’argomento ed ha i requisiti per farlo, chiediamo di collaborare dedicandoci cinque minuti di tempo per illustrarci qual è il suo criterio di scelta degli alimenti nella gestione delle allergie alimentari, qual’è la sua conoscenza delle soglie di tolleranza e altre informazioni relative all’allergia alimentare.

Il sondaggio offre la possibilità di inserire dei commenti finali.
Possono partecipare tutte le persone che soffrono di allergie alimentari, i componenti delle loro famiglie e chi presta assistenza agli allergici alimentari, acquistando per loro gli alimenti (babysitter e altri membri della famiglia allargata).

Il sondaggio, invece, non è rivolto alle figure assistenziali o istituzionali, come assistenti domiciliari e personale scolastico.

Le informazioni che verranno fornite rimarranno anonime, i dati ottenuti, invece, potranno essere utilizzati in presentazioni, reports, e altre pubblicazioni.

Le informazioni che raccoglieremo con questo sondaggio saranno utili per confrontarci con altri attori (per esempio industria alimentare, scienziati alimentari, medici, ricercatori, legislatori e gruppi di pazienti) sull’etichettatura dei prodotti alimentari e sui livelli di soglia di tolleranza agli allergeni.

Il sondaggio è disponibile per 2 settimane (dal 11 fino al 25 maggio) al seguente indirizzo:

http://it.surveymonkey.net

Ringraziamo sin d’ora per aver partecipato e per il tempo dedicatoci.
17/04/2013
Sul Corriere della Sera di domenica 14 aprile la dott.ssa M. Antonella Muraro spiega le differenze tra allergie e intolleranze alimentare.
Per sapere di più, clicca sul seguente link:
www.archiviostorico.corriere.it
21/02/2013
Le organizzazioni leader nel campo delle allergie alimentari annunciano la loro fusione e introducono il nuovo nome

Fairfax (Virginia) e New York, 12 novembre 2012.
La Food Allergy & Anaphylaxis Network (FAAN) e la Food Allergy Initiative (FAI) hanno annunciato oggi il compimento della loro fusione, segnando una straordinaria pietra miliare nel panorama delle allergie alimentari. La nuova organizzazione, chiamata FARE, sarà dedicata alla ricerca e all’educazione sulle allergie alimentari con l’obiettivo di garantire la sicurezza e l’integrazione dei soggetti allergici finché non si trova una cura adatta.

FARE combina l’esperienza della FAAN come fonte più affidabile di informazioni, programmi e risorse legata alle allergie alimentari con la leadership mondiale della FAI nella raccolta di fondi privati per la ricerca.
Le due organizzazioni avevano annunciato già a maggio l’intento di unirsi e recentemente hanno ricevuto il finale nullaosta normativo.
Con l’intento di ampliare i risultati significativi raggiunti da FAAN e FAI nel corso dei passati due decenni, FARE finanzierà su scala mondiale la ricerca che farà progredire la cura e la conoscenza, fornirà gli strumenti e una educazione provata da evidenze scientifiche, assumerà il patrocinio ad ogni livello amministrativo e finanche opererà per aumentare la consapevolezza che le allergie alimentari rappresentano una questione di salute pubblica seria.

FARE è impegnata a difendere tutti i soggetti affetti da allergie alimentari attraverso la ricerca, l’educazione, il patrocinio e la consapevolezza”, dice John Lehr, direttore generale di FARE. “Le allergie alimentari sono un grave e crescente problema sanitario che tocca ogni aspetto della nostra società ed è fondamentale per ciascuno di noi – allergici e non – saper gestire adeguatamente questa condizione che può potenzialmente mettere a rischio la vita”.

La fusione sopraggiunge in un momento cruciale del dibattito nazionale attorno alle allergie alimentari. Questa condizione di pericolo per la vita, che non ha ancora cura, colpisce almeno 15 milioni di persone negli USA, compreso 1 ogni 13 bambini (o grossomodo 2 in ogni classe). Con quasi il 40% di questi bambini che hanno già sperimentato una reazione grave o addirittura a rischio della vita, è urgente la necessità di trovare una cura (oltre che di una maggiore educazione sull’impatto di questa condizione).

FARE farà debuttare il nuovo logo e il sito (che sarà www.foodallergy.org) agli inizi del 2013.

La nuova organizzazione avrà il proprio quartier generale a Washington, D.C., nell’area metropolitana. In aggiunta alle sedi attualmente esistenti di New York e Chicago, FARE istituirà 5 sedi regionali che copriranno Northeast, Midwest, Southeast, Southwest e West per aiutare a rafforzare la raccolta fondi e ad estendere le attività.

Per maggiori informazioni su FARE, visitare il sito www.foodallergy.org.



21/01/2013

di Maria Antonella Muraro

Uno dei primi elementi che può indurre più facilmente a sospettare un’allergia alimentare è la stretta correlazione tra l’insorgenza dei sintomi e l’ingestione dell’alimento sospetto. In genere il bambino comincia a manifestare i primi disturbi dopo pochi minuti, o anche già durante l’assunzione dell’alimento.

I sintomi d’esordio più comuni sono generalmente a carico della cute e delle mucose (gonfiore delle labbra o della lingua, arrossamento del volto, orticaria), ma possono comparire anche sintomi respiratori (rinite o asma) o gastrointestinali (vomito, crampi addominali, diarrea). In alcuni casi, fortunatamente più rari, compaiono sin dall’esordio sintomi più importanti, come grave difficoltà respiratoria e calo pressorio.

In altre situazioni, deve far pensare a un’allergia alimentare la ricorrenza o il peggioramento di sintomi di moderata intensità, la loro cronicizzazione e l’associazione con altre manifestazioni, come per esempio l’eczema o dermatitite atopica sotto i 2 anni di età associato a scarsa crescita o dolori addominali o rigurgiti importanti.

La dermatite atopica è un’infiammazione della cute caratterizzata da eczema, intenso prurito con estrema secchezza cutanea. In alcuni bambini, soprattutto i più piccoli, uno dei fattori scatenanti è rappresentato dell’allergia alimentare per lo più ad alimenti correlati alle abitudini alimentari della famiglia e quindi comunemente al latte vaccino, uovo, grano.

Nel sospetto di un’allergia alimentare è opportuno che venga consultato il pediatra curante o l’allergologo prima di effettuare diete di eliminazione fai da te con l’ obiettivo di mirare la diagnosi ed evitare problemi nutrizionali.

Non esiste un test di laboratorio che da solo possa identificare o escludere un’allergia alimentare. Si tratta bensi di un percorso diagnostico che comprende una storia accurata dei sintomi, accertamenti direttamente sul bambino (prick-test), esami di laboratorio sul sangue, diete di esclusione finalizzate alla diagnosi e test di reintroduzione-scatenamento in ambiente protetto per il controllo di eventuali reazioni gravi.

Prick test. I test cutanei, o skin prick test, prevedono l’apposizione sulle braccia del paziente di una goccia di estratti degli allergeni più importanti che viene , successivamente fatta penetrare nella pelle con minima puntura con lancette sterili monouso. Qualora il bimbo sia allergico, nel’arco di 15-20 minuti comparirà un pomfo nella sede della puntura e il test sarà considerato positivo. È indispensabile la sospensione di antistaminici e cortisonici 3-10 giorni prima dell’esecuzione dell’esame, al fine di evitare di alterarne l’esito. Il prick test è una metodica molto attendibile, eseguibile a qualsiasi età, di rapida esecuzione e generalmente sicura. In casi di di non disponibilità di un estratto allergenico per l’alimento sospetto o per aumentare la sensibilità del test, può essere eseguito il prick-by-prick, che consiste nell’utilizzare alimenti freschi. In questo caso, si può contare sulla presenza di proteine potenzialmente allergizzanti che non sono state denaturate con la preparazione dell’estratto allergenico.

Dosaggio delle IgE specifiche. L’eventuale presenza delle IgE specifiche per allergeni alimentari può essere rilevata anche attraverso un prelievo di sangue. Tale metodica si può considerare attendibile quanto il prick test, col vantaggio di non provocare reazioni allergiche e di consentire la prosecuzione di eventuali terapie antistaminiche in corso. Gli esiti sono disponibili in base alle tempistiche dei laboratori e in genere a distanza di 7-15 giorni dopo l’esecuzione del test. Recentemente sono stati messi a disposizione per tali dosaggi allergeni purificati, definiti ricombinanti, con la prospettiva di aumentare la possibilità di tracciare un profilo mirato della situazione allergica del bambino. Queste ultime indagini che comprendono anche la tecnologia “microarray” sono, tuttavia, complesse da interpretare e pertanto di pertinenza dello specialista allergologo.

Ruolo della dieta di esclusione e del test di provocazione. La positività dei test non stabilisce tuttavia una relazione sicura di causa-effetto tra l’assunzione dell’alimento e la comparsa della reazione allergica. Per tale motivo, va instaurata una dieta “diagnostica” di esclusione dell’alimento o degli alimenti sospettati, per periodo breve variabile da 7 a 21 giorni a seconda dei sintomi per verificare il miglioramento dei sintomi con l’eliminazione di alcuni allergeni. Alla dieta di esclusione diagnostica, deve far seguito un test di reintroduzione dell’alimento/i. Tale test consiste nella somministrazione per bocca di quantità dell’alimento a dosaggi crescenti e definiti in base alle caratteristiche dei sintomi e delle reazioni dello specifico bambino. Il test va eseguito in ambiente “protetto” sotto la supervisione di personale competente nella valutazione delle eventuali reazioni e in grado di intervenire in maniera appropriata qualora queste si manifestassero. La correttezza di tutte le fasi di questo percorso diagnostico è fondamentale per la diagnosi e condiziona la gestione definitiva della malattia.