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14/01/2017
Efsa ha pubblicato un video con sottotitoli in italiano, per raccontare in modo semplice ed esaustivo cosa sono le allergie alimentari. Nel filmato, che fa parte della serie “Understanding science” (capire la scienza), viene spiegato come fa il cibo, fonte di nutrimento e gioia per la maggior parte delle persone, a diventare un problema per chi soffre di allergie ( secondo le stime si tratta di una fetta di popolazione compresa tra l’1 e il 3% del totale).

Un’allergia alimentare, racconta l’esperta, è una reazione a una proteina contenuta in un alimento, erroneamente percepita dal sistema immunitario come una minaccia. Il meccanismo alla base di questi eventi si chiama “sensibilizzazione” e avviene al primo incontro con l’allergene, in seguito al quale il sistema immunitario è “addestrato” ad attaccare, ma non per tutte le persone allo stesso modo.

È bene ricordare anche che i sintomi della reazione allergica possono variare molto di intensità. Persone con la stessa allergia possono presentare sintomi di gravità differente. Se un individuo allergico alle arachidi mangiandone pochi semi può presentare solo un fastidioso eczema cutaneo, un’altro soggetto può andare incontro a shock anafilattico e rischiare la vita.

Oltre all’intensità e alla tipologia delle reazioni, varia anche il modo in cui l’allergia si presenta. Il video spiega che molte persone presentano il problema fin dalla prima infanzia, anche se in alcuni casi l’allergia sparisce con la crescita. Altri soggetti, invece, diventano allergici improvvisamente in età già adulta.

Come tutelarsi? La strada più sicura è evitare l’allergene, sottolinea l’esperta. È quindi importantissimo leggere le etichette, dove le sostanze sono evidenziate nella lista degli ingredienti, e i menù dei ristoranti , dove gli ingredienti che causano di allergia alimentare devono essere indicati accanto ai piatti.

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Il Fatto Alimentare | 12 gennaio 2017 | © Riproduzione riservata ► Vai all’articolo
12/01/2017
Per le piccole medie imprese del settore alimentare è spesso complesso gestire la presenza di allergeni nei propri prodotti. Per questo il 7 febbraio 2017 si terrà nella sede di Eataly a Roma (piazzale XII ottobre 1492) un workshop studiato all’interno del progetto europeo iFAAM (Integrated approaches to Food Allergen and Allergen Risk Management) coordinato dall’Università di Manchester.

ll seminario è dedicato all’argomento e alla conoscenza delle regole di base: quali sono i più diffusi allergeni alimentari, quali sono le attività dell’iFAAM, come ci si deve approcciare durante tutta la filiera produttiva, come valutare il rischio, quali sono i metodi analitici per determinare la presenza di contaminanti. Il workshop – gratuito – si conclude una parte pratica, domande e dibattito finale. Il Fatto Alimentare ha spesso parlato delle norme relative all’etichettatura di prodotti contenenti allergeni ed è molto attento a segnalare ritiri di prodotti a causa della presenza di questi contaminanti non dichiarati.

Il seminario è un’importante occasione per un tema delicato che coinvolge le industrie alimentari, ma anche ristoranti e mense.

Il Fatto Alimentare | 10 gennaio 2017 | © Riproduzione riservata ► Vai all’articolo
25/05/2016
REGNO UNITO - In una sentenza da molti definita storica, il proprietario del ristorante indiano Indian Garden ad Easingwold, nel North Yorkshire, è stato condannato a sei anni di carcere per l’omicidio colposo di Paul Wilson, 38 anni, che soffriva di allergia alle arachidi.

Paul Wilson morì di shock anafilattico nel gennaio 2014 dopo aver mangiato al ristorante un piatto indiano takeaway, pollo tikka-masala, che conteneva polvere di arachidi (quando invece nella ricetta era indicato l’uso di curry con polvere di mandorle).
Tutto ciò nonostante si fosse premurato di avvertire in anticipo il ristorante della propria grave allergia.

La corte ha stabilito che, per la preparazione dei piatti, i cuochi del ristorante sostituivano nelle ricette la polvere di mandorle con un mix di noccioline (cioè arachidi), perché meno costose.
In effetti è emerso che il proprietario, Mohammed Zaman, 52 anni, cercava di ridurre i costi del ristorante per ripianare i propri debiti, mediante l’acquisto di prodotti più economici e l’assunzione di un certo numero di migranti irregolari al posto di personale qualificato.

Di fatto Zaman ha anteposto il proprio interesse economico alla sicurezza dei clienti ed è stato condannato anche per sei reati contro la sicurezza alimentare.
Ciononostante egli, il cui comportamento è stato definito dalla corte "avventato e sprezzante" ("reckless and cavalier attitude"), ha sempre negato le proprie responsabilità.

Vai all’articolo su "The Guardian"
03/05/2016
Le allerta alimentari possono essere dovute a un errore in etichetta, a un documento di accompagnamento non valido… oppure a un problema in grado di provocare serie ripercussioni per i consumatori. Le persone allergiche rientrano tra le categorie più a rischio perché se assumono un prodotto contenente un allergene non dichiarato o frutto di una contaminazione, possono rischiare anche lo shock anafilattico. In Italia sono ancora numerosi casi di anafilassi, in conseguenza della tardiva informazione giunta, oltre tutto, da canali non istituzionali.

Nel corso della manifestazione World Allergen Food, tenutasi il mese scorso a Padova, è emersa l’esigenza da parte delle associazioni delle persone allergiche, di accelerare la diffusione di notizie relative al rischio di allergeni, per etichettatura scorretta o contaminazione involontaria. «Il regolamento europeo – spiega Marcia Podestà, presidentessa dell’associazione Food Allergy Italia – prevede una tutela particolare verso questa categoria “vulnerabile”, perché nel loro caso, quando gli alimenti presentano delle criticità, il pericolo è serio e i tempi sono molto stretti».

In Italia non esiste un sistema di allerta immediata da parte delle autorità, indirizzato alle persone interessate o alle associazioni degli allergici, come invece accade all’estero. «La Spagna – continua Podestà – in questo senso è un Paese virtuoso. L’agenzia per la sicurezza alimentare del ministero della salute iberico si riunisce almeno una volta l’anno con le autorità, le aziende, i rappresentanti dei ristoratori e le associazioni degli allergici per definire le strategie migliori. In questi incontri le parti decidono come gestire le allerta e, di volta in volta, redigono un bilancio delle attività intraprese.» Sul piano pratico le modalità di attuazione sono semplici. «Il Ministero della salute, quando riceve l’avviso di un prodotto con una criticità di tipo allergico, comunica direttamente con l’associazione nazionale degli allergici indicando le caratteristiche dell’alimento per poterlo rintracciare. In questo modo la notizia è diffusa rapidamente e le persone vengono avvisate dall’associazione.» Si tratta di un sistema che nell’era della comunicazione e dell’informatizzazione non sembra così complicato da riproporre anche in Italia.

Il Fatto Alimentare ha chiesto al Ministero della salute se intende sviluppare strategie mirate a velocizzare la diffusione delle notizie di queste particolari allerta, trattandosi tra l’altro di un tema che trova spazio nella bozza delle procedure di richiamo diffusa dallo stesso Ministero nel mese di giugno del 2015. “Il Ministero – spiega l’ufficio stampa – ha predisposto un documento sulle procedure di richiamo che, dopo condivisione con gli Assessorati alla sanità delle Regioni e Province autonome, è stato oggetto di successiva consultazione con gli stakeholder interessati (Associazioni di categoria dei produttori ed Associazioni dei consumatori). Attualmente sono in corso degli incontri tecnici con la Direzione generale dei sistemi informativi di questo Ministero per poter mettere in esercizio la pagina web istituzionale dedicata alla pubblicazione dei richiami di alimenti non conformi da parte degli operatori del settore alimentare (OSA) e rendere quindi pubbliche tali informazioni. Ciò avverrà quando sarà conclusa la fase di realizzazione tecnica della pagina web, presumibilmente nei prossimi mesi.”

Rimaniamo in attesa dei prossimi sviluppi.

Valeria Nardi, Il Fatto Alimentare | 3 maggio 2016 | © Riproduzione riservata ► Vai all’articolo