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26/05/2019
Intervista alla Prof.ssa Antonella Muraro
Abbiamo posto all’allergologa Prof.ssa A. Muraro (Direttore Responsabile del Centro di Specializzazione della Regione Veneto per lo Studio e la Cura delle Allergie e delle Intolleranze Alimentari e Past President dell’EAACI) alcune domande sull’Immunoterapia.

➢ Durante la sua presidenza l’EAACI ha pubblicato la prima e 
seconda parte delle Linee Guida sull’Immunoterapia allergene-specifica.
 Può spiegarci cosa si intende per Immunoterepia allergene-specifica?
Per immunoterapia alimentare specifica si intende un processo di modulazione del sistema immunitario per ottenere la tolleranza all’alimento verso cui il paziente presenta reazioni allergiche. L’immunoterapia per alimenti attualmente viene effettuata in protocolli di ricerca clinica con diverse modalità: tramite l’assunzione diretta dell’alimento in causa per bocca, per via sublinguale in cui l’alimento può essere deglutito o sputato dopo alcuni minuti, per via epicutanea applicando sulla cute cerotti con rilascio controllato dell’allergene alimentare, per iniezione sottocutanea. In questi ultimi casi l’alimento non viene deglutito.

➢ A chi sono rivolti i due volumi?
Agli allergologi, ma anche ai medici non specialisti del settore che a vario titolo si occupano di pazienti allergici per dare loro una prospettiva delle possibilità terapeutiche che si stanno aprendo per i pazienti.

➢ Abbiamo notato che nella dedica si rivolge un pensiero anche ai pazienti ("A tutti i membri EAACI e ai nostri pazienti"). Quali ricadute dirette e indirette potranno avere queste linee guida sulla cura dei pazienti con allergie alimentari?
Per la prima volta si delinea uno stato dell’arte basato sull’evidenza scientifica disponibile dando ai pazienti l’opportunità di essere inseriti in questi protocolli e, come scopo ultimo, di ottenere una guarigione definitiva della loro allergia alimentare.

➢ Quali sono i risultati finora raggiunti e quelli che ci si attende in prospettiva futura per quanto riguarda la pratica clinica dell’immunoterapia orale (OIT), detta anche desensibilizzazione orale?
I risultati finora conseguiti sono molto promettenti soprattutto per l’immunoterapia per via orale. Tali risultati spaziano da pazienti che sono riusciti ad assumere quantità libere di alimento senza presentare più reazione, a pazienti che invece hanno solo aumentato la loro soglia di reazione, vale a dire che tollerano alcune quantità di alimento, ma se le superano presentano ancora reazioni. In prospettiva c’è un notevole ottimismo di riuscire a “sconfiggere“ il problema per tutti i pazienti nell’arco del prossimo decennio.

➢ Quali aspetti critici deve valutare un paziente prima di intraprendere questo tipo di percorso?
La costanza di seguire il protocollo in tutti i dettagli; non cedere alla frustrazione per le inevitabili battute d’arresto; mantenere l’allerta per le contaminazioni; essere pronti all’utilizzo del farmaco salvavita.

➢ Quale feedback avete da parte dei pazienti coinvolti?
Molto positivo almeno per i nostri pazienti: solo pochissimi hanno presentato reazioni per lo più non gravi. I rarissimi abbandoni del protocollo sono stati dovuti a motivi logistici o a problemi gastrointestinali del tipo esofagite eosinofila, che a volte può comparire in questi pazienti.

➢ Esistono nella pratica percorsi di desensibilizzazione per tutti i 14 gli allergeni del Regolamento Europeo 1169/2011 o solo per alcuni?
Al momento ogni percorso è specifico per il singolo allergene alimentare.

➢ Molte ricerche e molti studi clinici internazionali sono concentrati sull’allergene arachide. Saprebbe indicarci il motivo?
L’arachide può provocare un’allergia alimentare che dà reazioni gravi fino a gravissime in quanto sono descritte anche morti. Tale allergia non viene usualmente “superata“ con l’età come può succedere per il latte e l’uovo. L’arachide è inoltre molto utilizzata nel mondo come valida fonte proteica a prezzi contenuti.

➢ Sappiamo che l’utilizzo dell’adrenalina è considerato come il primo trattamento d’urgenza in caso di anafilassi. Dalle informazioni di cui disponete, qual è il "rapporto" fra il paziente ed il farmaco salvavita nel caso di bisogno? Insomma, il principio di cui sopra è effettivamente messo in pratica?
Il paziente è molto riluttante a portare con sé sempre l’adrenalina: per motivi psicologici (negazione del problema e speranza che la reazione non si verifichi), perché si vergogna per sentirsi diverso e teme di essere isolato dagli altri od aggetto di bullismo, soprattutto gli adolescenti.

➢ Domanda bonus: c’è speranza che l’allergia alimentare venga riconosciuta dal nostro SSN come patologia con diritto di esenzione, almeno per alcune prestazioni e farmaci?
L’unica possibilità per spianare la strada può essere costituita da un’alleanza tra pazienti e medici con un’intensa azione di aumento di consapevolezza delle parti politiche dei problemi seri che un paziente e la sua famiglia affrontano nella gestione quotidiana di questa malattia.